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HIStory Part II: His story, His Legacy

  • Immagine del redattore: Soldier Of Love
    Soldier Of Love
  • 24 set 2025
  • Tempo di lettura: 7 min

Aggiornamento: 19 ott 2025


Confessione e campo di battaglia


Se l’album HIStory era una confessione sussurrata al mondo, il tour si trasformò in un vero e proprio campo di battaglia dove Michael combatté non con le armi, bensì con il ritmo, la luce e l’amore.

Il palco non era più solo un luogo in cui cantare e ballare, ma divenne lo spazio in cui egli rivendicava la sua voce, la sua verità e la sua storia.



Da quel primo passo sul palco di Praga, con il suo abito dorato che brillava proprio come un sole, ogni concerto è diventato più di uno spettacolo: era resistenza, amore e devozione.

Una prova che, nonostante le ferite, lui era ancora il Re, non solo per il titolo onorifico che gli era stato attribuito, bensì per il potere con cui toccava l’anima del suo pubblico.


Ma dietro le quinte la realtà era ben diversa: la sua salute, il giudizio costante dei media e il peso delle aspettative lo seguivano in silenzio.

Eppure, notte dopo notte, si rialzava, convinto che la musica potesse guarire e portare luce in un mondo che ne aveva profondamente bisogno.




Una campagna promozionale monumentale


Prima che l’album prendesse vita, Michael sognava qualcosa di più grande, che andasse oltre la musica: desiderava diventare un fenomeno a livello globale.

Da quella visione nacque una campagna pubblicitaria da 30 milioni di dollari, una cifra senza precedenti per un disco.


La copertina dell'album è già di per sé grandiosa, trasmette un senso di grandezza, di permanenza e importanza nel tempo: vediamo Michael raffigurato come una statua gigantesca, con il suo outfit di Jam e la tipica posa di apertura dei concerti del Dangerous Tour.

Ispirato da quell'immagine, fece costruire sei sculture di quasi dieci metri che attraversarono l'Europa come annunciatrici del suo ritorno.



Nel 1994, realizzò il suo capolavoro: a Budapest girò un teaser che lo ritraeva nei panni di un imperatore, accolto tra lacrime e grida di devozione.

Quella scena indimenticabile alimentò l'attesa prima del lancio mondiale di HIStory.





La pubblicazione e le controversie


Il 15 giugno 1995, i negozi di tutto il mondo si animarono: il Re del Pop era tornato.

I fan, con il cuore traboccante di gioia, accolsero HIStory con entusiasmo, ma la critica non tardò ad arrivare.


Più di ogni altro, questo è stato l'album più contestato della sua carriera.

Dall’energia feroce di “Scream” sino ai nuovi brani più cupi, molti ritennero che non fosse all’altezza dei suoi dischi precedenti.


La polemica più grande è ufficialmente scoppiata con “They Don’t Care About Us”: alcune parole del testo sono state considerate offensive e ciò ha scatenato accuse di antisemitismo.

Michael negò con fermezza le accuse,si scusò e fece in modo di censurare queste parole in edizioni future.


Sebbene abbia debuttato al primo posto, le vendite negli Stati Uniti non hanno soddisfatto le aspettative.

Quello che sarebbe stato un trionfo per qualsiasi altro artista, sembrava essere una sconfitta per Michael, che un tempo aveva conquistato il mondo con Thriller.




Luci e ombre nella promozione


Con la sua reputazione danneggiata e la stampa contro di lui, Michael decise di puntare alla televisione, scegliendo questa come mezzo più sicuro per promuovere HIStory.

Era sempre più determinato ad evitare a tutti i costi un nuovo tour dopo lo sfinimento, sia fisico che emotivo, che si portava dietro dal Dangerous Tour.

Ma le cose non andarono esattamente così.


Il 14 giugno 1995, appena un giorno prima dell'uscita dell'album, apparve insieme a Lisa Marie Presley in un'intervista con Diane Sawyer. Quello che doveva essere un momento di sincerità e trasparenza finì per trasformarsi rapidamente in un momento scomodo, pieno di domande critiche e negative.



Tuttavia, quelle apparizioni televisive hanno portato anche momenti di luce.

Ai VH1 Awards, i Boyz II Men gli hanno reso omaggio e Michael si è unito a loro sul palco.

È stato anche uno dei pionieri delle prime chat live su Internet, creando così un nuovo modo per connettersi con i suoi fan.

E il momento più indimenticabile di tutti è stato l'MTV Video Music Awards del 1995, dove ha aperto lo spettacolo con un medley di quindici minuti che è diventato un momento determinante e decisivo nella storia della televisione.




One Night Only: un passo verso il tour


Michael continuò ad esibirsi su diversi palchi, ma la sua grande scommessa era un concerto speciale che si sarebbe dovuto tenere nel dicembre 1995: One Night Only.

Insieme al leggendario mimo Marcel Marceau, si preparava a dare alla luce uno spettacolo indimenticabile.

Ma il destino aveva altri piani.


Lo stress e una grave disidratazione lo fecero collassare durante le prove, per questo si ritrovò costretto a cancellare il concerto, trascorrendo giorni di ricovero in ospedale.

L'incidente rischiò di finire in tragedia, ma i media, desiderosi di infangare la sua immagine, insinuarono crudelmente che tutto fosse stato inscenato, una narrazione che indubbiamente danneggiò le vendite dell'album durante il cruciale periodo delle festività natalizie.



Di fronte alla crescente ostilità, Michael scelse di intraprendere un'altra strada, distogliendo la sua attenzione dagli Stati Uniti.

Nel 1996 illuminò i BRIT Awards con un'epica esibizione di Earth Song e, poco dopo, commosse nuovamente il pubblico ai World Music Awards di Monaco.


Poi arrivò ciò che temeva di più: la monumentale campagna stava vacillando e la Sony iniziò a chiedergli l'unica cosa che desiderava evitare, un altro tour mondiale.


Il tour mondiale


Anche se all'inizio Michael si mostrò titubante, alla fine accettò di tornare sul palco.

Non è stato solo per pressione, ma anche per il bisogno di lasciarsi alle spalle il vuoto lasciato dall'improvvisa cancellazione e fine del Dangerous Tour.

Così è nato l'HIStory Tour: un modo per fare pace con il palcoscenico.



Dopo aver perso la sponsorizzazione della “Pepsi”, Michael trovò sostegno finanziario nel principe arabo Al-Waleed.

Fedele alla sua natura, Michael supervisionò ogni dettaglio, dalla scaletta agli effetti visivi, dai costumi agli allestimenti scenografici.

L’abito dorato divenne l'emblema di uno spettacolo monumentale, un viaggio attraverso i suoi classici e le nuove canzoni, coronato da inni di speranza come “Earth Song” e “Heal The World


Il viaggio iniziò il 7 settembre 1996, a Praga, davanti a 125.000 persone.

Fu l'inizio di oltre 80 concerti in Europa, Asia, Oceania, Africa e America.

Eppure, in quel momento, nessuno immaginava che questo sarebbe stato il suo ultimo tour.




Dietro le quinte


Anche se all’apparenza tutto brillava, dietro le quinte la realtà era molto più fragile. 

Michael stava affrontando due grandi sfide: la sua salute e lo stress di una produzione colossale.


La sua voce aveva iniziato a cedere e frequenti attacchi di laringite lo costringevano a ricorrere al playback per gran parte dello spettacolo.

Le critiche che ne conseguirono mi sembrarono profondamente ingiuste, pochi comprendevano lo sforzo sovrumano necessario per cantare e ballare con tale intensità per due ore consecutive.



La produzione, grande e ambiziosa, aveva anche i suoi difetti: problemi tecnici, problemi audio e contrattempi sul palco che hanno accompagnato il tour fin dall'inizio.

A ciò si aggiungeva una crescente distanza dal pubblico statunitense, si esibì solo due volte negli Stati Uniti, entrambe alle Hawaii, a causa del calo delle vendite nel suo paese natale.


Personalmente, stava attraversando uno dei periodi più difficili della sua vita, alle prese con i problemi di salute, sottoposto alla pressione incessante dei media e afflitto dal dolore del divorzio da Lisa Marie Presley.

Eppure, notte dopo notte, riversava tutta la sua energia sul palco.




Una nuova luce


Nonostante tutto, Michael riuscì a trovare la forza per creare. 

Pubblicò il cortometraggio “Ghosts”, la cui atmosfera inquietante rifletteva quanto si sentisse giudicato dal mondo.

Poco dopo rilasciò “Blood on the Dance Floor” che diede una nuova spinta al tour.




Ma al di là della musica, ciò che davvero illuminò quel periodo fu la nascita del suo primo figlio, Prince, nel 1997.

Diventare padre gli diede nuova forza e speranza.

Sebbene fosse sempre stato un artista devoto, in quei mesi i suoi occhi brillavano di una luce diversa, la gioia tranquilla di chi aveva trovato un altro motivo per sorridere e andare avanti.

Non cantava più solo per il mondo, ma anche per suo figlio.

E quella scintilla trasformava ogni esibizione in un atto di puro amore.




La quiete nella tempesta


Contro ogni previsione, l'HIStory Tour incassò più di 170 milioni di dollari, diventando il tour di maggior successo degli anni '90.

Oltre i numeri, ciò che rimase inciso nell’anima fu il messaggio: un atto di potere, resistenza e speranza dopo gli anni più bui del Re del Pop.



Nonostante l'immagine che i media insistevano nel ritrarre, in ogni paese che visitava il suo arrivo era vissuto come un evento nazionale.

Al di là della musica, anche con il cuore spezzato, continuava a donare, a mostrare la sua generosità: vistava gli ospedali, abbracciava i bambini, dava conforto ai più vulnerabili.

Ha sopportato il suo dolore in silenzio, scegliendo di guarire gli altri con amore.



Quindi, anche se negli Stati Uniti l'accoglienza è stata più fredda, HIStory è diventato un trionfo globale, vendendo più di 16 milioni di copie e assicurandosi il posto come doppio album più venduto di tutti i tempi.


HIStory finisce


Trent'anni dopo, HIStory rimane molto più di un album: è il ritratto di uno dei capitoli più difficili della vita di Michael Jackson e, allo stesso tempo, la prova che il dolore può essere trasformato in arte eterna.



Quella che era iniziata come una confessione si trasformò in un campo di battaglia e ciò che nacque dalla lotta divenne uno specchio.

In questo album Michael ci ha mostrato le sue ferite, la sua speranza, la sua umanità e, così facendo, ci ha invitato a guardare dentro il nostro riflesso.


E anche se spesso poteva sembrare che fosse solo nella tempesta, l’amore non gli è mai mancato.

Nei crediti dell'album, ha dedicato HIStory a Elizabeth Taylor, ai suoi figli, ai suoi fan, alla sua famiglia e ai suoi amici più cari, dimostrando che il loro amore e il loro supporto lo hanno sostenuto nei momenti più bui.


Attraverso la sua musica e il suo tour monumentale, Michael ci ha ricordato che anche “quando ci sono nuvole nel cielo, ce la farai, se solo sorridi”.

E con quel sorriso, ha lasciato al mondo non solo la sua storia, ma anche il coraggio di credere nella speranza.


Con tutto il mio cuore,

Daniela 🌻


Grazie, Michael, per il tuo sorriso eterno.
Grazie, Michael, per il tuo sorriso eterno.

Una dedica speciale alla mia cara amica Ilaria, la cui gentilezza e il cui cuore generoso mi hanno aiutata a tradurre queste parole in italiano, mi hanno guidata nella scrittura e sostenuta con la sua costante presenza. Grazie, amica mia, per essermi sempre accanto.


E a te, caro lettore, grazie per la tua pazienza, per essere rimasto qui anche se questa parte ha impiegato più tempo ad arrivare. La tua presenza, il tuo tempo e il tuo affetto significano per me più di quanto io possa mai esprimere.


 
 
 

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